Non scendere in egitto

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L'Egitto, nel linguaggio biblico, e sinonimo di peccato di schiavitù, del mondo che ci circonda, lontano da Dio e soggiogato dall'avversario. Le parole del titolo rivolte al patriarca Isacco, risuonano come il richiamo continuo del Signore al Suo popolo e ai credenti di ogni tempo. Isacco era in distretta perché una grave carestia si era abbattuta sul paese di Canaan e scendere in Egitto, passando per il paese dei Filistei, gli sembrava la soluzione più opportuna. Forse si ricordava del racconto di suo padre quando, in una circostanza simile, era andato in Egitto (Gen. 12: 10) per sopravvivere.
Isacco, però, non si rendeva conto del danno arrecato ad Abramo da quella discesa in Egitto: Aveva, infatti, corso il rischio d'essere ucciso; aveva proferito falsa testimonianza e aveva subito la vergogna d'essere cacciato via; senza contare poi, tutti i dolori che aveva provocato Agar, la serva egiziana. La voce di Dio che ferma Isacco e provvidenziale perché risparmia questo credente, questo figlio della fede, dai mali che inevitabilmente ne derivano scendendo in Egitto.
SCENDERE IN EGITTO NON DA' VERA SAPIENZA
Il protomartire Stefano ci dichiara che "Mosè fu educato in tutta la sapienza degli Egizi ed era potente nelle sue parole ed opere" (Atti 7: 22), ma tutto questo non servi per aiutare i suoi fratelli. Non poteva "un faraone" liberare i discendenti di Abramo dalla schiavitù d'Egitto, occorreva un uomo che aveva incontrato Dio, con un mandato speciale per manifestare la potenza di Dio a favore del Suo popolo.
Qualcuno ha affermato che la vita di Mosè si divise in tre periodi: quarantanni per essere qualcuno, quarantanni per diventare nessuno e quarantanni per aiutare alcuni. Ciò che fu valido per Mose e valido nel cammino di ogni credente. La vera sapienza non si acquista sui banchi di una scuola; Le capacita e la sapienza richiesta per essere al servizio del Signore non si realizzano attraverso lo studio della psicologia o della filosofia, ma da una profonda conoscenza di "Cristo e la potenza della Sua resurrezione e la comunione delle Sue sofferenze".

    quarantanni per essere qualcuno, quarantanni per diventare nessuno e quarantanni per aiutare alcuni    

L'apostolo Giovanni ha parole adatte per insegnare i "figlioletti", per fortificare i "giovani" e dare serenità e responsabilità ai "Padri". Così Pietro potrà pascere gli "agnelli", le "pecorelle" e le "pecore". Chi aveva dato tanta sapienza a questi semplici pescatori? Possa lo Spirito Santo illuminare e guidare i credenti sul sentiero della consacrazione ed a ricercare la sapienza che viene dall'alto.
SCENDERE IN EGITTO FA PERDERE LA FEDE
Al tempo di Salomone, Geroboamo ebbe la promessa dal profeta Ahija di regnare su dieci tribù, all'udire questa notizia, Salomone tentò di ucciderlo. L'errore di Geroboamo fu di rifugiarsi in Egitto perché, quando ritornò dopo la morte di Salomone e fu incoronato Re su dieci tribù, per timore di perdere il trono, utilizzò tutto quello che aveva appreso in Egitto. Costruì dei vitelli d'oro, stabili dei sacerdoti presi da ogni tribù e sviò il popolo dall'adorare l'Eterno. Non solo perse la sua fede in Dio, ma perse anche la promessa di possedere una casa stabile sul trono di Israele come quella di Davide. La sua dinastia finì con il figlio che sali al trono alla sua morte che regnò solo due anni. Non sarà l'Egitto il rifugio di quello che hanno la promessa di regnare con Cristo ma, a costo della propria vita, occorre rimanere fedeli a Dio e adempiere la Sua volontà.

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IMPARENTARSI CON L'EGITTO FA DIMENTICARE DIO
"Salomone fu il più grande di tutti i re della terra per ricchezza e per sapienza. Tutto il mondo cercava di vedere Salomone per udire la Sapienza che Dio gli aveva messa in cuore". Questo re, ". . di cui non furon pari" dice Dante, ebbe la cattiva idea d'imparentarsi con la figliuola di Faraone, di commerciare con l'Egitto. Sapeva bene che era un pericolo, ma era il grande sapiente ed aveva a disposizione ogni facoltà perciò prese tutte le precauzioni per evitare che il contagio dell'Egitto gli fosse deleterio. Non permise alla figliuola di Faraone di abitare in Gerusalemme, le costruì una casa fuori della città (II Cron. 8: 11). Tutto questo, però, non conservò Salomone nella volontà di Dio perché seguirono altri matrimoni, altre principesse straniere al popolo di Dio, fino al punto che ". . . le sue mogli gli pervertirono il cuore e .. si rivolse ad altri dei" facendo "ciò che e male agli occhi dell'Eterno". Per questa sua condotta l'Eterno gli strappò di dosso il regno e lo consegnò, alla sua morte al suo servo! Tanta sapienza, tanta ricchezza e tanto potere per udire dalle sue labbra non la lode a Dio ma "Vanità delle vanità..." sotto il sole ogni cosa e vanità. E' proprio vero che la sola cosa che arricchisce e la benedizione del Signore e questa non si trova "scendendo in Egitto".
CONCLUSIONE
Il richiamo fatto a Isacco riguarda anche noi. Capita che alcuni, sia per immaturità sia per presunzione umana alla prima difficoltà o "carestia" si sono avviati sulla strada che mena in "Egitto", andando incontro purtroppo e triste esperienze. Ricordiamo l'ammonimento di Dio "Non scendere in Egitto", dimoriamo nel luogo dove Dio ci ha messo, "la Sua grazia" e vedremo fruttare il nostro lavoro "... il trenta, il sessanta, il cento" Dio ci benedica

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